Maràssa & Curiàtta, la storia di un territorio attraverso le sue parole. Il primo dizionario del dialetto di Groppallo 3


Claudio Gallini

Il forte interesse sulla lingua utilizzata dai miei nonni, tutti groppallini e in modo particolare quelli materni, è iniziato sin da bambino quando, durante le pause estive scolastiche, trascorrevo con loro tre mesi filati nelle verdi montagne della val Lavaiana a Coletta di Groppallo.

Il ricordo di quei “campi estivi” d’altri tempi, raccontano così di una full immersion in una lingua totalmente estranea all’italiano e, per molti altri aspetti, anche molto lontana dal dialetto della città; è stato un coinvolgimento totale che ha permesso un apprendimento individuale basato soprattutto sull’ascolto.

In quelle spensierate settimane estive ero circondato da persone che difficilmente si sarebbero rivolte a me in una lingua diversa da quel gergo, perché l’italiano era il parlare dei cittadini, un parlare “foresto”, da “villeggiante”.

 

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Oltre ai miei nonni, vi erano gli altri abitanti del paesello, assieme a tutti gli altri individui che ruotavano attorno alle faccende quotidiane della mia famiglia, quali zii, prozii, etc., che chiaramente non parlavano una parola d’italiano durante una qualsiasi conversazione.

Quello che vivevo a Coletta non si poteva di certo ripetere a Piacenza: esperienze di vita rurale montana uniche, con la “fortuna” di avere avuto un nonno particolarmente ostile a tutte le modernità e sempre pronto a erudirmi sul funzionamento di un vecchio attrezzo piuttosto che insegnarmene il nome, naturalmente nel patois locale.

Questo è il primo motivo legato alla composizione di questo lavoro: un forte sentimento di malinconia verso quei tempi spensierati della mia infanzia, che viene in questo modo soddisfatto dalla continua indagine, una ricerca capace, nell’immediato, di farmi tuffare nel passato.

La storia di un territorio, la storia di un popolo, è la storia della propria lingua, non ci sono discussioni in questa asserzione!

Il dialetto di montagna poi, custodisce davvero l’essenza più antica del nostro parlare corrente perché non ha avuto bisogno di quello sviluppo innovativo così veloce, ad esempio, come per il dialetto della città.

In un capitolo dedicato all’interno del volume sarà dimostrato, infatti, quanto il lemmario groppallino sia più vicino al latino medievale, piuttosto che al volgare.

In “Maràssa & Curiàtta” vi si nasconde così la storia di questa immensa terra e di un popolo che l’ha sudata e l’ha parlata, il tutto è contenuto in oltre 6.000 termini riportati all’interno del vocabolario.

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Ogni parola del nostro dialetto protegge intrinsecamente un legame con il passato, basti analizzare uno per uno ogni vocabolo e quando si proporrà un’etimologia, senza esagerare e sempre con metodo, si vivranno emozioni fortissime.

Il dialetto di Groppallo è una lingua solo parlata e mai scritta e rimarrà tale, resterà in vita, fintantoché vi sarà qualcuno che saprà utilizzarla, mantenerla e tramandarla ai posteri.

Quando però più nessuno avrà il potere di pronunciare nemmeno un termine nel dialetto di Groppallo, vi sarà un’altra brutta sconfitta che farà da epigrafe al lento e progressivo spopolamento della nostra montagna.

Quando verranno a mancare le ultime e poche generazioni di anziani, verrà a mancare anche il vero vernacolo parlato nel vasto comprensorio di Groppallo.

Il secondo motivo che giustifica questo importante e imponente studio, è perciò quello di salvare il salvabile e permettere alle generazioni future, o a chi non ha mai preso confidenza con la lingua dei propri nonni, di approcciarla senza problemi.

Stimolare la popolazione a non lasciare andare nel dimenticatoio tutto questo e riprovare a utilizzarla con lo scopo di rivalutarla, è un’altra presunzione con la quale ho voluto scrivere questo libro.

Le attuali generazioni, non hanno potuto conservare pienamente la lingua dei loro progenitori, poiché in passato era considerata svantaggiosa, disagiata, riservata ai ceti più bassi e pertanto l’istruzione scolastica del tempo aveva deciso di estirparla radicalmente lasciando spazio solo alla lingua italiana, ritenendo il dialetto, una sorta di tabù.

L’atteggiamento odierno sembra invece molto diverso, orientato a considerare il dialetto come una forte risorsa comunicativa che va addirittura ad arricchire le potenzialità linguistiche di un soggetto, affiancandosi all’italiano: il dialetto groppallino deve diventare siffatti un valore aggiunto piuttosto che un ostacolo.

In conclusione nonostante i tanti stimoli e gli scarsi appoggi, mi sono sempre fatto trascinare dal cuore, lo stesso vigore che mi ha permesso di portare a termine gli altri miei studi, seppur di carattere più storico.

L’ultima ragione di questa stesura è pertanto il cuore, dove risiedono le fondamenta della mia identità e questo dialetto ne è una caratteristica molto importante, comune e condivisa da tutti i groppallini del mondo.

Il dialetto di Groppallo non ha avuto modo di fissarsi in una tradizione scritta perché è stata ed è una lingua utilizzata nelle esigenze quotidiane, nei lavori agricoli, nella vita famigliare di tutti i giorni.

Seppur mancante di trattazioni dotte e scritte, mi sento di affermare che questo dialetto non abbia comunque nulla da invidiare ad altre lingue definite nobili poiché decantano alcune caratteristiche, ma è contestualmente improprio definire il dialetto di Groppallo una lingua immateriale, seppur nel corso degli anni abbia saputo anch’essa adattarsi all’evolversi della società, delle tecnologie e alla scomparsa di alcuni mestieri, etc.

Questa ricerca vuole mettere in connessione tra di loro le tradizioni del passato, l’identità di un territorio, la storia di una terra attraverso lo studio della propria lingua, il dialetto, e non può che ricevere l’apprezzamento di chi ha a cuore questi temi.

Il modo migliore per fare ciò è stato quindi quello di mettere mano alla propria conoscenza, alla propria memoria, supportati sempre e costantemente dalle persone che vivono sul posto, nate nei settanta villaggi del circondario groppallino.

E’ stata un’esperienza unica andare a bussare alle porte degli anziani che custodiscono gli ultimi rimasugli delle terminologie più desuete, registrare, ascoltare, riascoltare e poi trascrivere con cura quello che si è ascoltato.

L’emozione è forte nello scoprire che il territorio di Groppallo è tenuto insieme anche dal suo dialetto che trova il proprio fulcro a mille metri d’altitudine e che a raggiera si distribuisce in un’area vastissima il cui perimetro coincide perlopiù con i confini della parrocchia.

E’ da chiarire sin da subito pertanto, che quest’opera non tratterà unicamente la grammatica, la fonetica e il lemmario del dialetto parlato nella sola “Barsi di Groppallo”, ma cercherà di abbracciare, confrontare e riscrivere, nella maniera più semplice e corretta possibile il dialetto utilizzato nell’area prima citata con tutte le sue piccole e grandi sfumature raccolte nel dizionario accluso, coprendo così una superficie che si attesta attorno ai 35 km2 circa.

Il metodo affrontato per lo studio del dialetto di Groppallo, è stato un approccio basato su reali dimostrazioni così da studiarne a fondo la sintassi, ispirandosi alle teorie della grammatica formale, coadiuvata però dal necessario e costante ascolto sul campo e con l’analisi successiva, attraverso un’accurata e precisa trascrizione.

Questo metodo di studio ha permesso di scrivere la prima grammatica del dialetto preso in esame oltre che ad un’attenta e di facile comprensione analisi linguistica; tale paragrafo poi, è stato impostato per essere il più intuitivo possibile e sempre facilmente consultabile attraverso un’impostazione grafica di facile comprensione che permette il rapido reperimento di una qualsiasi sezione di esso, grazie soprattutto alle numerose tabelle ed esempi inseriti.

Il fulcro di quest’opera è certamente rappresentato dalla parte più corposa e, come già accennato, dalla sezione che sarà più letta, osservata, e probabilmente dibattuta, ovvero il dizionario del dialetto di Groppallo.

Nella vasta raccolta di vocaboli che il lettore potrà trovare in Maràssa & Curiàtta si vuole ricordare l’elenco di oltre 300 toponimi quali frazioni, paesi, fiumi, monti, rivi, etc.; i termini dell’antico dialetto groppallino codificato dai commercianti che emigravano dalla Valnure; la raccolta di quasi 300 soprannomi di antiche famiglie groppalline, e tantissimo altro tutto rigorosamente scritto in dialetto.

A seguire il dizionario inverte la rotta permettendo di reperire i termini dialettali, cercando dall’italiano, raccogliendo tutte le diversificazioni di una stessa parola da una frazione all’altra del vasto territorio di Groppallo.

Uno studio accurato di linguistica prevedrebbe la trascrizione dei suoni attraverso l’utilizzo dell’Alfabeto Fonetico Internazionale ma, oltre a dilatare notevolmente i tempi di stesura e di studio, questa scelta avrebbe limitato la lettura di questo volume ai soli addetti ai lavori escludendo i diretti interessati, in altre parole gli amanti del dialetto parlato a Groppallo.

Per tale ragione l’autore ha abbracciato completamente e con forte entusiasmo l’Ortografia Piacentina Unificata, ideata da Andrea Bergonzi e già sperimentata con successo dallo stesso autore nel suo Dizionario dell’alta val d’Arda.

Chi sfoglierà Maràssa & Curiàtta avrà, in conclusione, la possibilità di scoprire che le parole del dialetto di Groppallo, rappresentano le reliquie più antiche di questo territorio e altrettanto sarà emozionante leggere in ogni parola un racconto diverso; tutte le parole contenute nel dizionario, custodiscono pertanto la storia intera di questa terra.

 


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3 commentaires sur “Maràssa & Curiàtta, la storia di un territorio attraverso le sue parole. Il primo dizionario del dialetto di Groppallo

  • Marzia

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  • Antonio

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  • FORLINI

    c’est magique – vous réussissez au travers de différents ouvrages que vous évoquez – j’ai moi même déjà acheté « I pruverbi d’cà nossa » – de rappeler d’excellents souvenirs de notre enfance, de nos racines – ce sont des moments de nostalgie mais c’est si bon de prolonger le passé. Vous avez cette proximité avec nous lecteurs. Et pour cela merci.